29/01/2009

Uniti contro la crisi e contro l'cordo separato - Attivo dei lavoratori FIOM e FP, in preparazione allo sciopero del 13 febbraio

Risposte concrete ed efficaci dal Governo per fronteggiare la crisi economica, tutela di diritti e salari, un referendum per fare giudicare a tutti i lavoratori l’accordo separato sulla riforma dei modelli contrattuali.
Sono questi i messaggi usciti dall’attivo dei quadri e dei delegati di FIOM e FP CGIL Brianza, che si è tenuto giovedì 29 gennaio all’Astrolabio di Villasanta.
Circa 200 lavoratrici e lavoratori hanno partecipato a questa iniziativa congiunta organizzata dalle categorie dei metalmeccanici e della funzione pubblica: la prima, di questo genere, mai organizzata in Lombardia. Con questo appuntamento è iniziato il percorso che porterà allo sciopero generale indetto dalle due categorie per venerdì 13 febbraio, con manifestazione nazionale a Roma, alla quale prenderanno parte anche i lavoratori delle aziende del nostro territorio. “Un’occasione inedita e importante”, come ha sottolineato Vittorio Ferri, segretario organizzativo della FIOM Brianza, che ha coordinato i lavori.

Pietro Occhiuto, segretario generale della FP Brianza, ha aperto la sua relazione introduttiva ricordando Guido Rossa, assassinato dalle BR il 24 gennaio di trent’anni fa. “Metalmeccanici e lavoratori pubblici rivendicano uguaglianza nei diritti –ha detto Occhiuto-. Dalla crisi si esce migliorando il sistema sociale e del welfare, non, come ha fatto il Governo, imponendo un accordo che esclude il più grande sindacato del Paese e propone una riduzione programmatica dei salari. Ora è necessario sottoporlo al giudizio dei lavoratori. CISL e UIL non devono avere paura di questo: l’abbiamo sempre fatto”.

Claudio Cerri, segretario generale della FIOM Brianza, ha tracciato un quadro degli effetti della crisi economica sul nostro territorio: “Nel nostro settore, su un totale di circa 7mila lavoratori, 4mila sono coinvolti nella cassa integrazione –ha spiegato-. La mobilità, invece, riguarda quindici aziende, per un totale di circa 400 lavoratori. A questi dati bisognerebbe aggiungere quelli delle piccole imprese, altrettanto colpite dalla crisi, e dei precari, espulsi dal mondo del lavoro senza alcuna protezione sociale. E’ in questo contesto che si è arrivati all’accordo separato sulla contrattazione. Ma le priorità sono altre. Il Governo invita all’ottimismo: come si può essere ottimisti con 700 o 800 euro al mese? Chiediamo all’esecutivo più soldi per gli ammortizzatori sociali e un’azione di politica industriale per sostenere il settore manifatturiero”.

Ermes Riva, segretario generale della CGIL di Monza e Brianza, ha portato il saluto della Confederazione: “Il Direttivo della CGIL –ha detto Riva- proporrà una manifestazione nazionale per il prossimo 4 aprile. Ci aspettano quindi due mesi di mobilitazione, che si aprono proprio con lo sciopero del 13 febbraio indetto da FIOM e FP. La CISL ci invita a non contrastare un Governo che ha i numeri per decidere da solo, in nome della paura e della rassegnazione. Ma questo atteggiamento non fa parte della nostra storia. La CGIL non è e non sarà isolata: lo dimostrano le manifestazioni che nei mesi scorsi hanno animato scuole e università, ma anche il successo delle nostre iniziative del 27 settembre e del 12 dicembre 2008”.

Anche Carlo Bossi, segretario generale della FIOM Lombardia, ha invitato a non temere il confronto con l’esecutivo: “Il Governo ha paura della CGIL –ha detto chiudendo l’attivo-, perché sa che siamo presenti, radicati nel mondo del lavoro. Per questo ha spinto per l’accordo separato. Dobbiamo invece concentrarci sulla difesa del salario: fermiamo questo tentativo di far pagare la crisi ai lavoratori”.

La discussione è stata animata dagli interventi delle lavoratrici e dei lavoratori del territorio. Alcuni di loro si sono concentrati sugli effetti della crisi e sulle inadeguate risposte del Governo, ugualmente pesanti nel settore metalmeccanico come in quello del pubblico impiego e del terziario. Paola Galimberti, dipendente del Comune di Desio, ha parlato della difficoltà a garantire la qualità dei servizi ai cittadini a causa dei blocchi alle assunzioni e alla stabilizzazione dei precari imposti dal Governo. Vichi Ramirez, invece, ha portato la testimonianza delle lavoratrici delle case di riposo, costrette a una paga oraria che si aggira attorno ai 6 euro. Molti anche gli attacchi all’accordo separato firmato da Governo, Confindustria, CISL, UIL e UGL: una ragione in più per continuare la lotta iniziata con lo sciopero del 12 dicembre, secondo Umberto Cignoli, della Alcatel di Vimercate. Una lotta che, secondo Pierpaolo Perego, lavoratore della Clinica Zucchi di Monza, dovrebbe coinvolgere tutte le categorie, perché la posta in gioco è il potere contrattuale del sindacato.
All’accordo separato, hanno detto lavoratrici e lavoratori, si risponde solo in un modo: con il referendum nei luoghi di lavoro, anche se le altre organizzazioni sindacali non sono d’accordo.
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