Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, lo schema di decreto legislativo (file pdf) che dà attuazione alla delega contenuta nella legge n.15 del 2009 in materia di “ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”. Il provvedimento verrà trasmesso alle parti sociali, attraverso il Cnel, alla Conferenza unificata e alle Commissioni parlamentari per il parere. L’approvazione dello schema di decreto, che è quindi avvenuta in assenza di qualsiasi confronto con le organizzazioni Sindacali, cancella la contrattazione nel pubblico impiego. Con l’applicazione della “riforma” Brunetta le funzioni contrattuali potrebbero infatti essere riassunte e inglobate completamente dalle nuove norme. Sarà la legge a sostituire la normale e fisiologica contrattazione tra le parti. Il confronto, oltre a non esserci stato con i sindacati, è stato assente anche con il complesso delle Pubbliche Amministrazioni, infatti, solo dopo l’approvazione di Palazzo Chigi è previsto il passaggio alla Conferenza Stato Regioni, per poi tornare in Parlamento per il varo definitivo. Sarà infatti la legge ad attribuire e a definire le voci, le quantità, i destinatari della retribuzione accessoria per produttività, eccellenza, innovazione; a definire le modalità della “carriera” e della progressione verticale; a definire gli effetti delle procedure di valutazione. Sarà sempre la legge e non più la contrattazione a definire le modalità della valutazione e a definire che, anche in assenza del rinnovo dei contratti di lavoro, si possono corrispondere “le somme stanziate dalla legge finanziaria, salvo conguaglio all’atto della successiva stipula dei contratti collettivi”. La contrattazione viene annullata anche in tema di inquadramento. Si stabilisce per legge che il sistema di inquadramento non può prevedere meno di 3 aree funzionali ed è sempre la legge ad affermare che, laddove non si raggiungesse l’accordo, le Amministrazioni agiscono comunque sulle stesse materie. Tra le altre cose, nel nuovo assetto contrattuale, scomparirà quella previsione che dava certezza alla effettività temporale dei contratti collettivi (40 giorni dalla sottoscrizione), certezza che era stata ottenuta dopo molto mobilitazioni durante il governo Prodi. Tutto ciò non si tradurrà nel miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione, ma è molto più probabile che si traduca nel suo esatto contrario. L'iniziativa del Ministro Brunetta non ha portato fino ad oggi a nessun reale cambiamento per cittadini e aziende, nessuna estensione della qualità dei servizi. Queste norme sono destinate a peggiorare la qualità delle amministrazioni pubbliche perché si tratta di norme rigide calate dall’alto e tendenti a stabilire il pieno predominio della politica sul lavoro pubblico.
L'unico vero interesse del Ministro sembra quello di colpire i diritti e le libertà dei lavoratori pubblici. Non altrimenti si spiega la presenza in questo provvedimento di una decisione completamente estranea alla legge varata dal parlamento, che sospende a ridosso della loro naturale scadenza le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie in tutti i posti di lavoro pubblico. Di fronte a questo attacco a fondo, alla negazione della contrattazione e dei diritti delle persone è necessaria una risposta unitaria che tocchi anche gli evidenti aspetti di rilievo costituzionale, legati all’eccesso di delega.