E' stato siglato il nuovo contratto degli oltre 500 mila lavoratori di Regioni, Province e Comuni. L’intesa è stata raggiunta il 4 giugno tra l’Aran (per conto del governo) e i sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil, e riguarda il biennio economico 2008-2009 (qui il testo). L'aumento medio in busta paga sarà di 63 euro (pari a un +3,2 per cento), ma nelle amministrazioni più “virtuose” potrà superare i 90: altri 20 euro saranno infatti a disposizione degli enti che rispettano il Patto di stabilità interno e le regole per il contenimento della spesa del personale, e un ulteriore +0,5 per cento (altri 9 euro) andrà alle amministrazioni che si dimostreranno migliori. Si tratta di risorse destinate alla contrattazione integrativa, che serviranno a premiare la maggiore produttività e il merito dei dipendenti. Dunque, in sostanza, a migliorare i servizi resi ai cittadini.
Novità anche per i precari: sottoscritto l’impegno ad avviare il confronto a livello regionale tra il sindacato e le Regioni, l’Anci (Comuni), l’Upi (Province) e Unioncamere entro 45 giorni dalla stipula del contratto, valutando quindi la possibilità di un rinnovo o della proroga dei contratti in scadenza. Previsto infine il recupero delle trattenute sul salario per alcuni tipi di assenze (donatori di midolleo osseo, attività di volontariato, visite mediche per la prevenzione dei tumori).
L’intesa è stata sottoscritta insieme da Cgil, Cisl e Uil, così come avvenuto recentemente per il contratto della sanità ma a differenza del rinnovo per i ministeri, il parastato, la scuola, che non hanno visto la firma della Cgil. Soddisfazione è stata espressa da tutti i firmatari. Per l’Aran l’accordo è in linea con gli altri raggiunti nel pubblico impiego in questa stagione contrattuale. “È la percentuale – ha rilevato l’agenzia che rappresenta la controparte dei sindacati nelle trattative – riconosciuta in tutti i comparti del pubblico impiego”. Semaforo verde dalle Regioni, che vedono rafforzata la loro autonomia nel punto il cui il contratto consente d’incrementare le risorse della contrattazione decentrata.
Anche i sindacati giudicano l’accordo come un risultato importante. “Se una controparte non lavora scientificamente alla divisione del sindacato e cerca di stare nel merito delle questioni – ha detto il segretario generale della Fp Cgil, Carlo Podda – è difficile che il sindacato si divide, questo se il negoziato è finalizzato a raggiungere un punto di equilibrio”. Insistono sulla bontà dell’accordo anche Antonio Crispi, segretario nazionale della Fp Cgil, e Ugo Gallo, coordinatore per la sigla di categoria del comparto Autonomie locali: “Naturalmente – spiegano – la valutazione non è in assoluto, ma specifica del caso, perché abbiamo respinto il tentativo di isolare la Cgil e migliorato sostanzialmente l’accordo del 30 ottobre scorso e la legge 133/08, dimostrando che quando la Cgil è in campo i contratti sono migliori”