I provvedimenti adottati dall'Autorità Giudiziaria nei confronti di tre appartenenti alla Polizia Locale di Monza (due agli arresti domiciliari ed uno sospeso dal servizio) non possono non suscitare sconcerto per la gravità delle ipotesi di reato. I tre appartenenti costituivano il Reparto Operativo Interventi Speciali fortemente voluto dall'Amministrazione Comunale all'intero dell'ultima riorganizzazione del Corpo con lo scopo – come dichiarato dall’assessore Romeo alla stampa “di contrastare l’immigrazione clandestina e azzerare l’accattonaggio”. Fermo restando il principio di presunzione di innocenza, questo episodio ripropone con estrema urgenza il problema del ruolo e delle modalità di impiego della Polizia Locale, non solo nell’interesse del servizio e della città ma anche a tutela degli operatori stessi che non possono essere mandati allo sbaraglio in compiti propri delle polizie dello Stato, per i quali non sono nemmeno formati, e senza riguardo per situazioni personali che avrebbero dovuto sconsigliare un tale impiego. La FP CGIL aveva già tempestivamente posto il problema sia in occasione della recente riorganizzazione sia a seguito della sottoscrizione con la prefettura del Patto locale di sicurezza, ed ora esorta l’amministrazione comunale a riflettere seriamente sul senso di questo “reparto speciale”. Le donne e gli uomini della Polizia Locale di Monza vogliono continuare ad essere agenti di una polizia che, non a caso, si chiama “locale”. Vogliono essere gli interpreti della collettività locale, non essere da questa vissuti come un corpo estraneo. La riorganizzazione voluta da questa Amministrazione, elaborata senza neppure il confronto con le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, non ha prodotto buoni frutti. Alla luce non solo degli ultimi fatti ma di tutti quelli che hanno portato la Polizia Locale all'attenzione della pubblica opinione negli ultimi anni, è ora di cambiare.